Chicche!
Parla il corpo
Parla il corpo
Coreografie di antica tradizione segnano vari momenti della vita sociale, culturale e religiosa.
La danza thailandese è altamente espressione e ha movenze piene di grazia. Si differenzia secondo le regioni, in base alla cultura, all’ambiente e all’occasione. Ed è spesso legata, o contaminata, con forme di rappresentazione scenica o sportiva.Il codice del movimento
Uomini e donne che ballano, cantano, e spesso improvvisanoSi dice che lo spirito guardiano della città di Bangkok riposi in una colonna dorata, il Lak Meuang, non lontano dal Palazzo Reale. Chi verrà da queste parti non troverà molti turisti, ma piuttosto i tailandesi raccolti in preghiera, a chiedere grazie o a recare doni e offerte per quelle ricevute. Dal Lato opposto al piccolo santuario che ospita la colonna non è raro udire una strana musica: una piccola folla di adulti e bambini assiste al làkhon kàe bon, teatro danzato che i devoti commissionano a mò di ex voto, recitato da uomini e donne pesantemente vestiti e truccati. Una ventina, tra attori e musicisti, che ballano, cantano e spesso improvvisano.
Il Lak Meuang non è il solo posto in cui è possibile assistere a questi spettacoli, espressione genuina tra le poche sopravissute della danza e del teatro tailandese. Il fatto stesso che il lakhon kàe bon nasca dal desiderio di ringraziare gli dei lo rende infatti come nelle campagne, nei santuari e durante le feste dei templi.
il Ramakian, una storia antica ma ancora attualeUna versione assai più sofisticata, ma rara, di teatro danzato è invece il khòhn, un tempo rappresentato all’interno delle corte reale, Di origini antiche (sarebbe nato tra il 400 e il 500), è probabilmente la versione “umanizzata” del teatro d’ombra, dove attori in carne e ossa sostituirono le marionette. Uomini, donne , scimmie e demoni (ma gli attori sono tutti rigorosamente maschi, truccati e coperti da costumi e maschere colorati) raccontano il Ramakian, versione tailandese del poema epico-religioso Ramayana, di origine indiana, che narra il rapimento di Sita da parte del demone Ravana, e del lungo viaggio del principe Rama che con l’aiuto del re delle scimmie Hanuman libera l’amata raggiungibile fino nello Sri Lanka . Come in altre forme di teatro-danza asiatico, anche il Khòhn è profondamente codificato. Forme, colori, movimenti apparentemente trascurabili ai nostri occhi, posizione del capo, delle braccia e delle mani: nulla è lasciato al caso, ma assume un preciso significato, trasmette informazioni, emozioni e stati d’animo.
Una forma altrettanto ritualizzata di danza è quella che precede l’inizio di un racconto di boxe tailandese. Al suono di percussioni e fiati, la ram muay ha oggi valore di ringraziamento ai propri maestri, ma in origine serviva a controllare il terreno di combattimento, a scacciare gli spiriti maligni, invocare gli dei protettori, a scaldare un po’ i muscoli e, magari, a impressionare l’avversario.
Le coreografie di un combattimento scandiscono anche la danza delle spade, tipica del Nord del Paese, e la danza delle seta, anticamente più virile ma recentemente ingentilita da movenze femminili, che racconta la tessitura del prezioso materiale.
Le danze settentrionali forse più famose sono la danza delle unghie (Fon Leb), dove le ballerine hanno lunghi coni dorati infilati alle dita a sostituire quelle che una volta erano unghie lunghissime, e la danza Kenggala, del re degli uccelli: l’assolo di una ballerina che muove ali piumate, lenta e aggraziata, danza dentro a sete multicolori.
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